In questi anni la Regione Basilicata, con una serie di interventi legislativi, ha promosso
percorsi formativi tesi a favorire l’inserimento lavorativo dei soggetti diversamente abili prevedendo
per gli stessi, dopo un’attività di tirocinio di 24 mesi, progetti speciali finalizzati all’assunzione a
tempo determinato presso Amministrazioni pubbliche con l’obiettivo di giungere ad una
occupazione stabile anche mediante l’assolvimento degli obblighi assunzionali previsti dalla legge
n. 68/1999.
Ad oggi non ci risulta che in tutte le Amministrazioni pubbliche che hanno beneficiato dei
contributi regionali per favorire l’inserimento lavorativo stabile delle persone diversamente abili
abbiano poi coerentemente portato a termine tali percorsi. In molte situazioni questi lavoratori sono
stati semplicemente utilizzati per sopperire carenze di organico senza nessuna garanzia di
prosecuzione per il futuro, spesso generando false aspettative che hanno contribuito solo a farli
sentire ancora più svantaggiati.
Nella realtà è successo e succede ancora che dopo i 24 mesi di tirocinio non vengano
attivati i contratti a tempo determinato, così come ci sono situazioni in cui dopo i tre anni di tempo
determinato questi lavoratori vengono mandati a casa vedendosi opporre la saturazione della
quota d’obbligo di assunzione prevista per le categorie protette dalla legge 68/1999.
Quando si parla di percorsi di inserimento lavorativo bisognerebbe quanto meno
assicurarsi che le pubbliche amministrazioni che attivano work esperienze e progetti speciali e
beneficiano di fondi regionali siano in grado di poter offrire un futuro lavorativo a queste persone
perché altrimenti si rischia di trasformare un progetto nobile nella meno nobile facoltà di utilizzare,
come spesso accade, lavoro a più basso costo.
Per queste ragioni, chiediamo alla Regione Basilicata di attivarsi per una verifica
complessiva in tutte le pubbliche amministrazioni che hanno attivato i percorsi di work experience
per le persone diversamente abili che non hanno avuto quale risultato lo sbocco occupazionale
stabile. E’ necessario avere un quadro generale delle possibilità assunzionali anche in merito alle
quote d’obbligo ancora scoperte al fine di consentire un graduale inserimento di questi lavoratori a
completamento dei percorsi già avviati anche in amministrazioni diverse rispetto a quelle in cui
sono state attivate le work experience.
Soprattutto è necessario dare risposte certe in merito alla prosecuzione dei percorsi già
avviati senza rimbalzi di responsabilità tra Regione ed Enti ospitanti come sta accadendo in questi
giorni all’ASP per i diciannove disabili in attesa del contratto a tempo determinato. Non ci sono
ragioni per non essere responsabilmente coerenti con gli impegni che si sono assunti attivando le
work experience.
Work Experience: garantire la continuità dei percorsi e favorire il diritto al lavoro delle persone diversamente abili




























