In un periodo di grave crisi economica e di valori, riteniamo irrinunciabile invocare il
rispetto per il lavoro e per la dignità dei lavoratori.
Mai come in questo momento di grande smarrimento, sfiducia e negazione dei diritti,
non bisogna abbassare la guardia e pretendere che la ripresa del nostro Paese passi
necessariamente rimettendo al centro il LAVORO garantito, dignitoso, sicuro, come viene
sancito dalla Costituzione.
La crisi che ci ha inginocchiato più di quanto potevamo presagire e la disattenzione grave
e acuta verso il disagio sociale delle persone ultime, hanno consentito un imbarbarimento
del mercato del lavoro.
In nome della crisi chi ci ha finora governato ha messo mano ad architravi del diritto del
lavoro indebolendo maggiormente chi, storicamente, è sempre stato ricattato: il lavoratore.
Oggi tutelare e difendere i diritti dei lavoratori è complicato: assurdamente ciò accade
proprio per responsabilità di coloro che dovevano farsi garanti della Costituzione
assicurando per tutti lavoro, istruzione, sanità, equità sociale e fiscale.
Invece, la crisi e' stata l’alibi, anche per la politica istituzionale, per indebolire il lavoro e i
lavoratori, decrementare le garanzie, aumentare la precarietà. Una giungla autorizzata da
leggi e riforme che sono state invece contro il lavoro e non a favore di esso. I numeri delle
statistiche parlano chiaro: aumentano i precari, i disoccupati, i poveri, gli scoraggiati, gli
inoccupati, diminuisce il lavoro, si annulla il rispetto per la dignità di chi lavora, di cerca il
lavoro e di chi lo perde.
IL Governo Berlusconi voleva cancellare le feste nazionali. Gli è stato con forza impedito.
Ma di fatto, per alcuni lavoratori, le feste non esistono più. La liberalizzazione sulle
aperture degli esercizi commerciali ha portato ad una vera barbarie delle regole: ciò
comporta che i lavoratori coinvolti non hanno la possibilità di riposare nei giorni del 25
aprile e del primo maggio.
E ciò accade nell’indifferenza di tutti, come se, lavorare in quei giorni o tenere aperto un
esercizio commerciale, risollevasse il Paese dalla crisi. E come se in quelle giornate sia
fondamentale fare la spesa.
E’ una questione di civiltà.
La festa della Liberazione e quella del Primo Maggio devono potere essere godute da tutti.
E laddove sia necessario lavorare, quelle giornate vanno remunerate al giusto.
Invece ciò che si verifica è che in quelle giornate molte commesse, molti lavoratori del
settore terziario (soprattutto dipendenti di supermercati) sono addirittura sottopagati: non
solo si nega il sacrosanto diritto a godere di quelle feste nazionali ma si è pure mortificati
per il mancato riconoscimento del giusto salario.
Liberandoci da ogni ipocrisia, il lavoro in quei giorni non è volontario ma è imposto e chi si
rifiuta viene licenziato o fatto dimettere.
Di ciò dobbiamo parlarne ad alta voce e prenderne coscienza poiché anche a Matera ciò
accade e accade con prepotenza poiché la penuria del lavoro rende i lavoratori di questo
settore molto ricattabili.
In questa giornata e' importante fare una riflessione: nessuno deve recarsi a fare la spesa
in questi due giorni di festa; festa per tutti e non solo per alcuni; feste civili simboleggianti
rispetto, giustizia, valore del lavoro. LA FESTA NON SI VENDE, SI VIVE .
All'amministrazione comunale si chiede di avviare un confronto con le associazioni di
categoria e le OO.SS. sul tema delle aperture domenicali in una città riconosciuta a
vocazione turistica.
In nome di tale vocazione, non si può continuare a fare finta che troppi lavoratori sono,
anche nelle giornate di festa, sfruttati e sottopagati.
Urge un protocollo di intesa che disciplini le aperture domenicali e che preveda il rispetto
dei diritti contrattuali dei lavoratori.
La crisi non può e non deve continuare ad essere un alibi per fare pagare solo ai più
deboli gli effetti di essa.
Chiediamo pertanto al nostro Sindaco di riunire le parti sociali e le parti datoriali poiché la
candidatura di questa città a capitale della cultura passa anche dalla priorità di rendere il
lavoro rispettato, garantito sempre, per tutti e per 365 giorni all’anno.




























